Perchè muore un social network?

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Perchè muore un social network?

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Anche i social network, è il caso di citare Friendster e Myspace, soppiantati da facebook nonostante quest’ultimo sia nato molto dopo. Anche Digg (un aggregatore sociale di notizie) ha fatto la stessa fine. Ma come è possibile? quando un social network inizia la precipitosa discesa verso il dimenticatoio?

Ce lo spiega l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo, grazie ad una ricerca coordinata da David Garcia. Lo studio è partito studiando il destino di Friendster da quando nacque a quando morì (anche se è inesatto dirlo, perchè il sito esiste ancora, ma è diventato un portale di giochi online molto diffuso nel sud-est dell’Asia). Cosa si è capito da questo?

Un social network viene abbandonato dai suoi utenti nel momento in cui il tempo, i costi e lo sforzo necessario per rimanerci superano i benefici della permanenza sul sito.

Il caso di Friendster, come anche di Digg, la causa che fece scivolare in negativo la bilancia del beneficio/costo furono le ultime modifiche di progettazione che, aggiunte ai problemi tecnici, portò al progressivo abbandono da parte dei loro utenti. Facebook, all’epoca neonato, si limitò a dargli il definitivo colpo di grazia.facebook-death

Abbiamo parlato di cosa distrugge un social network, ma cosa invece lo tiene in piedi? Gli amici! Infatti meno amici abbiamo e più sarà semplice notare il loro abbandono, che ci spingerà a cancellarci a nostra volta, innescando una catena di abbandoni che ucciderebbe il sito. Non è un caso se facebook ci invita a cercare sempre nuovi amici o persone che potremmo conoscere, facendocele spuntare in tutti gli angoli e rendendo più semplice le nostre ricerche, “dimenticandosi” però di informarci riguardo a quali amici abbiano nel mentre cancellato il loro profilo. Ma può succedere ancora? è possibile che un sito così solido come Facebook (al momento il più forte social della rete) possa in futuro crollare come avvenne ai suoi predecessori? Sì, può accadere, secondo David Garcia sarebbe tutt’altro che improbabile.

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Stefano BracottoRagazzo di Torino con la passione per il giornalismo e l'informatica.View all posts by Stefano Bracotto

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