Groupon: un’offerta che non avrebbe dovuto rifiutare

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Groupon: un’offerta che non avrebbe dovuto rifiutare

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Nel lontano (ma non troppo) 2010,  Groupon ricevette un’offerta che non avrebbe dovuto rifiutare.

Per la precisione, l’offerta glie la fece Google di ben 6 miliardi di dollari.Groupon Logo

Beh si vede che gli amministratori hanno pensato che avrebbero potuto guadagnare più soldi da indipendenti, così due anni dopo si tirano le somme e: Groupon ha chiuso la giornata col suo minimo storico di valore per azione, pari a 8,95$ dollari per azione, rispetto al suo valore di quando entrò in borsa (ovvero 26,11$) ha avuto un tonfo del 65,72%.

Quindi attualmente,il suo valore è di 5,78 miliardi, contro i 6 che avrebbe guadagnato se avesse venduto a Google.

Intanto, nel web, nascono società anti-groupon come per esempio Google Offers e Facebook Deals.

La sfida è lanciata, la guerra è aperta.

 

Quando nel 2010 Google fece la sua offerta d’acquisto di circa 6 miliardi di dollari per Groupon, il rifiuto di quest’ultima generò un acceso dibattito sul web, dividendo le opinioni tra chi riteneva quella dell’azienda di Mountain View la classica offerta da non rrrifiutare e chi invece appoggiava la scelta di andare avanti in modo libero e indipendente.

Vista circa due anni dopo, la vicenda apre ulteriori spunti di discussione: Groupon ha infatti chiuso la giornata al suo minimo storico di valore per azione, pari a 8,95$ tradotti in un tonfo del 65,72% rispetto ai 26,11$ del 4 novembre, quando la società entrò in borsa. Chi ha seguito la storia recente di Groupon probabilmente non sarà meravigliato, visti i clamorosi passi falsi più e meno importanti che hanno spinto il CEO Andrew Mason a richiamare tutti all’ordine, chiedendo di non prendere stupidi rischi.

A metà maggio il peggio sembrava essere passato grazie all’annuncio dei dati finanziari del primo quarto fiscale, ma a distanza di un mese però la realtà è ancora ben diversa: di fatto, col suo valore di 5,78 miliardi (calcolato in base alle azioni), Groupon ora vale meno di quanto Google l’avrebbe pagata nel 2010.

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Federico Ponzi

Studente, Webmaster ed appassionato di tutto ciò che è informatico con una spruzzata di scienza.

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