Grazie a Plank, il potente telescopio spaziale dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) lanciato nello spazio nel 2009, è stato possibile creare la mappa dell’Universo ai tempi della sua nascita, dopo appena 15 mesi e mezzo di lavoro.

Fin’ora dovevamo accontentarci delle mappe super-dettagliate del nostro amato pianeta Terra, ma dopo la conferenza dell’ESA a Parigi di quattro giorni fa, sappiamo che l’umanità, nella sua infinita curiosità, è riuscita a riprodurre la mappa più completa mai elaborata fin’ora del cosmo poco dopo il Big Bang, correggendo inoltre alcuni calcoli astronomici riguardanti la storia dell’Universo.

COSA SI E’ SCOPERTO?

  • Secondo le recenti analisi, il nostro Universo sarebbe in realtà 80 milioni di anni più vecchio rispetto a quanto ci si aspettava. Quindi ha per l’esattezza 13,82 miliardi di anni, rispetto ai 13,7 che si credevano fino a questo momento in basei ai dati forniti da WMAP (il satellite della Nasa lanciato nel 2001, che fece le stesse osservazioni astronomiche).
  • La velocità con cui si sta espandendo l’Universo è leggermente più bassa rispetto a prima. 1,2 chilometri/secondo/megaparsec, dove un megaparsec equivale a circa 3 milioni di anni luce.
  • La Materia Ordinaria (cioè quella che costituisce i pianeti, stelle e le galassie) sarebbe più numerosa. Un 4,9% rispetto al 4% calcolato in precedenza. La materia oscura compone il 26,8% dell’Universo, mentre l’Energia Oscura costituirebbe il 68,3%, meno di quanto si prevedeva.
  • Si è  notata un’assimmetria delle temperature medie agli emisferi opposti del cosmo, che fa sorgere un profondo dubbio: se l’Universo non si stesse espandendo (e non si fosse espanso) uniformemente in tutte le direzioni.
  • Nella primissima frazione di miliardesimo di secondo dopo il Big Bang, l’Universo avrebbe avuto una violenta espansione, nota agli esperti come una fase di inflazione. Inoltre le fluttuazioni della temperatura della radiazione cosmica di fondo a microonde (CMB) non corrispondono, su larga scala, a quelle previste dal Modello Standard (il modello che presuppone sia stato il bosone di Higgs, quello individuato e confermato dalla macchina acceleratrice di Ginevra, a dare il via alla fase inflazionaria), quindi, qualcosa ancora sfugge.

COME SI E’ SCOPERTO TUTTO QUESTO?

Il telescopio spaziale ha individuato la traccia residua del Big Bang (ovvero una specie di fossile della luce primigenia dell’Universo), per farlo ha lavorato sulla visualizzazione di frequenze comprese tra i 30 e 857 GHz, ricavandone così un’immagine accurata della luce primordiale “impressa” nello spazio quando l’Universo era ai suoi 380 mila anni di vita. A quei tempi, prima che iniziasse la sua grande espansione, si è stimato che l’Universo fosse grande appena quanto un pompelmo.

Per 2014 saranno previste nuove rivelazioni, ma per ora dovremo accontentarci di queste nuove informazioni riguardo quello che circonda il nostro amato pianeta.

Foto dal Telescopio Planck. Mostra l'Universo quando aveva 380 mila anni. Esso corrispondeva ad un insieme confuso di elettroni, protoni e fotoni, ad una temperatura di 2700 gradi C.
Foto dal Telescopio Planck. Mostra l’Universo quando aveva 380 mila anni. Esso corrispondeva ad un insieme confuso di elettroni, protoni e fotoni, ad una temperatura di 2700 gradi C.